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1° classificato con "BNL Protezione" come Miglior Fondo Bilanciato |
Giordano Beani
Ruolo: Direttore Investimenti
Società: BNP PARIBAS ASSET MAN. SGR SPA
Da un punto di vista strategico, abbiamo solo gradualmente cambiato il nostro orientamento divenendo positivi sui mercati azionari e sugli attivi più rischiosi (obbligazioni societarie ed alcune materie prime) solo sul finire della primavera quando a nostro avviso i segnali macroeconomici e microeconomici sono apparsi inequivocabilmente a sostegno di una ripresa economica sebbene ancora fortemente dipendenti dalle eccezionali misure espansive intraprese dalle banche centrali e dai governi di tutto il mondo, al fine di contrastare quella che è passata alla storia come la più drammatica recessione dopo la crisi degli anni trenta del secolo scorso. Abbiamo mantenuto questo orientamento anche all’inizio del 2010 credendo che almeno per la prima parte dell’anno i fondamentali economici avrebbero confermato la ripresa (come di fatto è accaduto) e non vedendo valide alternative nelle altre classi di attivo – se non nelle obbligazioni societarie- per il permanere di uno status quo delle politiche monetarie (e quindi tassi di interesse bassi e poco remunerativi per la liquidità) e per l’esistenza di forze contrastanti alla base dei possibili movimenti del mercato obbligazionario governativo sul quale quindi abbiamo preferito assumere un orientamento complessivamente neutrale.
E’ da diversi mesi – già dallo scorso gennaio- che crediamo che la seconda metà dell’anno sarà caratterizzata da maggior nervosismo sui mercati azionari. Crediamo infatti, da tempo, che i dati macroeconomici da un lato e gli utili societari dall’altro riserveranno minori sorprese positive rispetto a quanto accaduto nella prima parte dell’anno sia per il venir meno del significativo effetto base, sia per la graduale rimozione degli straordinari incentivi fiscali sia, infine, perché il massiccio taglio dei costi, che ha fin qui sostenuto l’espansione dei margini, non potrà avvenire sine die. La recente crisi dei paesi periferici della Zona Euro e le conseguenze che la sua soluzione comporta in termini di rigore fiscale e quindi di minor crescita economica, ci ha spinto ad accelerare il processo di riduzione della rischiosità dei nostri portafogli, per i quali abbiamo già abbassato la sovraesposizione sui mercati sviluppati (su cui siamo neutrali con una preferenza relativa per Stati Uniti e Giappone) e su quelli emergenti ( dove tuttavia rimaniamo sovrappesati anche se in misura decisamente inferiore rispetto all’inizio dell’anno e dove preferiamo in questo momento la Corea, Taiwan e la Russia). Abbiamo altresì abbassato il nostro giudizio sulle obbligazioni societarie, sulle quali da maggio il nostro orientamento è divenuto neutrale.
Il nostro orientamento è da mesi neutrale sul mercato obbligazionario (governativi) delle aree sviluppate, nelle quali crediamo che non ci saranno, nel breve, cambiamenti della politica monetaria. Per i primi rialzi dei tassi dovremmo attendere il 2011. Le curve americana ed europea sono d’altra parte da mesi caratterizzate da un’eccezionale ripidità ad indicare che i mercati obbligazionari incorporano da tempo l’idea che l’economia sia in espansione e quindi potenzialmente siano possibili focolai inflazionistici – di cui peraltro al momento si ha scarsa riprova nei dati macroeconomici- che richiederebbero una stretta monetaria più repentina. A questo elemento, già di per sé discordante rispetto allo status quo, si aggiungono il deterioramento della qualità del debito pubblico di molti paesi di queste aree e l’ingente quantità di emissioni che arriveranno sul mercato per finanziare i debiti pubblici.
A complicare la situazione, nelle ultime settimane è stato l’acuirsi della crisi greca che ha messo in evidenza come il debito sovrano di molti paesi sviluppati sia in seria difficoltà e che la soluzione richiederà molto tempo ed un impegno in termini di maggior rigore finanziario da parte di molti paesi membri della zona euro e non solo.
A seguito dell’ultimo piano di salvataggio –che prevede stanziamenti per 750 miliardi di euro- è verosimile un iniziale restringimento degli spread tra paesi core e periferici dopo giorni di violente tensioni che li hanno portati a livelli veramente eccezionali. Di converso nel breve e per varie ragioni potrebbe essere proprio il Bund a soffrire sia per i timori di rischi inflattivi legati all’annunciata (e già avviata) manovra di acquisto di titoli governativi, nonostante le rassicurazioni in tema di sterilizzazione (che però si scontrano con la decisione di aumentare attraverso altri canali la liquidità) sia per la percezione che saranno i tedeschi a farsi carico del debito dei periferici e quindi peggioreranno le loro finanze.
Difficile dire se il pacchetto avrà successo e scongiurerà definitivamente la ristrutturazione del debito greco (passando prima per un altro violento allargamento degli spread). E’ plausibile ipotizzare molta volatilità (date le difficoltà di attuazione del piano e l’entità delle misure di rientro previste dai singoli stati).
Scongiurando scenari apocalittici, nel medio potrebbe aver senso rimanere sui titoli di maggior qualità.
90-95 in obbligazioni governative; di cui un 50% su paesi euro core, 20% titoli corporate, 10% obbligazioni governative USA e 10% obbligazioni emergenti. 5%/10% in azioni globali.