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2° classificato come Miglior Gestore categoria Italia Gruppo Big 2° classificato come Miglior Gestore categoria Hedge 1° classificato con "PRIMA Geo Europa A" come Miglior Fondo Azionario Geografico - Az. Europa |
Lars Schickentanz | Grazia Orlandini
Ruolo: Chief Investment Officer | Chief Investment Officer – Hedge and Multimanager
Società: PRIMA SGR S.P.A.
Il 2009 ha imposto una gestione molto attiva dell’esposizione azionaria rispetto ai mercati di riferimento. Credere a uno scenario deflazionistico o al successo delle misure straordinarie messe in campo per risollevare i mercati finanziari post shock Lehman era sostanzialmente il dilemma che andava risolto dai gestori del mondo equity. Noi avevamo buoni motivi per credere nella seconda soluzione e pertanto, a partire dal 2° trimestre del 2009, in concomitanza con indicazioni congiunturali in miglioramento e con una maggiore propensione al rischio degli investitori, abbiamo gradualmente ridotto il sottopeso complessivo dei nostri portafogli a favore sovrappesi tattici su temi che ritenevamo più sensibili a una fase di ripresa economica. In particolare a partire dal 3° trimestre è risultato premiante il robusto sovrappeso sul comparto finanziario e, in misura meno pronunciata, quello su consumi ciclici e materie prime. Nel 4° trimestre, infine, le preferenze sono andate sui consumi non ciclici e sulle materie prime.
Guardiamo con favore a obbligazioni corporate investment grade e high yield che continuano ad evidenziare buoni fondamentali ed offrono spread ancora “protettivi”. Per quanto riguarda i bond governativi esprimiamo una visione positiva sui titoli di stato domestici, grazie a una struttura del debito pubblico che pone l’Italia in una condizione più solida rispetto ai paesi periferici della zona euro. Riteniamo in generale premiante operare una diversificazione valutaria causa i fattori di debolezza che ancora pesano sull’euro. Per i mercati azionari esprimiamo una visione neutrale, causa una volatilità che ci attendiamo ancora alta nei mesi estivi, ma siamo pronti a impostare i portafogli in modo più costruttivo nella fase finale dell’anno.
Riteniamo che nel contesto attuale sia difficile fare scenari interessanti sulle banche centrali che normalmente sono il driver principale dei trend di medio periodo del mondo dei bond. L’abbinamento di una buona crescita con bassa inflazione rimane un fondamentale elemento di sostegno per mercato obbligazionario in generale e per i corporate in particolare. Tuttavia l’elevata volatilità anche dei bond governativi è un segnale che l’avversione al rischio sta velocemente crescendo. In questo contesto, aldilà delle forti escursioni di breve periodo, i titoli di stato restano ancora appetibili in ottica 2010 nonostante rendimenti solo nominalmente contenuti.
Dando per scontato che qualunque ripartizione patrimoniale debba essere coerente con il profilo di rischio e gli obiettivi finanziari del cliente, oggi un portafoglio con risk/reward favorevole potrebbe essere così strutturato: 5% di liquidità, 30% di componente azionaria gestita dinamicamente, 25% di strategie alternative volte a cercare de-correlazione con i mercati tradizionali (es. fondi UCITS III alternativi), 40% di obbligazioni ripartite tra un 20% bond governativi area euro, un 12% di corporate investment grade e un 8% di corporate high yield.
A causa della crisi ed al fine di garantire un’adeguata liquidità ai nostri clienti abbiamo aumentato il turnover di portafoglio in maniera rilevante a partire dal quarto trimestre 2008. Durante il primo semestre abbiamo continuato ad investire in manager “difensivi”, che sapessero approfittare ancora delle opportunità sul lato short per poi muoverci gradualmente verso manager equity, event driven e player opportunisti in grado di cogliere le enormi dislocazioni sull’intera capital structure delle aziende. La parola d’ordine per il 2009 è stata la ricerca di flessibilità e quindi l’estrema liquidabilità dei portafogli. Infine da non trascurare l’allocazione a macro manager che, sebbene non sia stata vincente per il 2009, riteniamo fondamentale per affrontare la volatilità di questi mercati.
Il 2007 è stato in termini di performance uno degli anni più proficui per i nostri fondi, il fatto di essere stati, in precedenza, lontani dalle carry strategies e nella fattispecie dal credito strutturato ci ha permesso di approfittare, al contrario, della loro debacle e nel corso dell’anno abbiamo cavalcato in maniera vincente il tema dello short subprime.
E’ seguita quindi l’allocazione a manager che anche sul lato equity cominciavano ad intravedere problemi di natura fondamentale nei bilanci delle banche e nel quarto trimestre del 2007 abbiamo deciso di aggiungere protezione tout court attraverso volatility traders e fondi dedicati short credit.
Il posizionamento difensivo non è stato comunque sufficiente ad impedire le perdite di settembre e ottobre 2008, dovute non solo al sell off delle diverse asset class, ma soprattutto alla chiusura completa del mercato del credito ed alle azioni di difesa dei governi.
Nonostante ciò riteniamo che sia importante sottolineare la nostra capacità di creare liquidità e di rispettare le richieste dei nostri clienti nei termini previsti e con una perdita contenuta.
Parlare oggi di asset class risulta ancora più difficile quando anche all’interno delle asset class più semplici come l’obbligazionario europeo si assiste letteralmente ad una divergenza tra area centro-europea e aree periferiche. La dispersione nel comparto azionario è su livelli altissimi con differenze di rendimento a doppia cifra anche nell’ambito dei paesi sviluppati. La ripresa economica in atto accompagnata da buoni livelli di utili a livello delle singole aziende rappresenta in ogni caso un buon supporto per l’asset class equity in generale, anche se resta tuttavia la più vulnerabile a fenomeni di incremento dell’avversione al rischio. Ancora positive inoltre le condizioni del mercato del credito più speculativo (high yield) mentre rimangono troppo compressi gli spreads su investment grade.
La generazione di alpha resta il tema da preferire, anche in considerazione della significativa dispersione tra singoli titoli, mercati e paesi e in un contesto nel quale niente è immune dai repentini mutamenti di propensione al rischio degli investitori. In questo contesto, continuiamo a preferire strategie di tipo long/short equity e strategie di arbitraggio o eventi legate a situazioni di ristrutturazioni aziendali. Anche in ambito credito non mancano opportunità sia dal lato long, sia dal lato short.