Intervista del mese

Gilbert Keskin
Ruolo: Co-Head delle obbligazioni convertibili e derivati
Società:
Amundi Asset Management
Fondo: Amundi Funds Volatility World Equities

 

 


06/2010

In che modo viene gestito il fondo? quali sono le tecniche utilizzate?

Con un orizzonte minimo di investimento di tre anni, Amundi Funds Volatility World Equities mira a raggiungere una performance annualizzata del 7% all’interno di una struttura di rischio controllato. Al fine di ottenere questo obiettivo, il team d’investimento fissa un’esposizione alla volatilità implicita di un anno, utilizzando opzioni listate su indici azionari globali: long volatility quando la volatilità è bassa e short volatility quando la volatilità è alta. Il team d’investimento ha una discreta libertà di manovra nel modellare l’esposizione in base alle loro aspettative di volatilità di mercato. Il rischio di portafoglio è monitorato e gestito attraverso un Value At Risk. Il portafoglio è continuamente gestito in modo tale da non eccedere un massimo VaR stimato annuo del 35%. Ciò a dire che, statisticamente ed in condizioni normali di mercato, il portafoglio è costruito in modo tale da non registrare, in un anno, variazioni più alte del 35% con la probabilità del 95%.

 

La performance dello scorso mese è stata molto positiva. Quali sono stati gli elementi che hanno contribuito maggiormente alla performance?

Nel mese di Maggio, Amundi Funds Volatility World Equities ha registrato una performance del +4.20%, nonostante la caduta del 10% dei mercati azionari. Malgrado la volatilità mensile, il fondo ha registrato una solida performance grazie alla gestione attiva della volatilità che mostra come l’uso del margine di manovra è essenziale per offrire “absolute returns”. Il mese di Maggio ha visto uno picco da 22,6% a 27,4% della volatilità implicita ad un anno, dopo aver raggiunto un massimo di 30,7% all’interno del mese. Un picco importante nella volatilità si è verificato in conseguenza dei problemi debitori dei governi Europei, alla fine poi espansi in aspettative negative sulla crescita globale. Il primo motore di performance – il motore direzionale – ha quindi registrato una performance positiva dal momento in cui il fondo è stato long sulla volatilità per tutto il mese e ha individuato questa crescita direzionale. Anche il secondo motore – la variabilità della volatilità – ha offerto una solita performance. La gestione attiva del vega (esposizione alla volatilità) è stata la chiave per raggiungere l’extra-performance in questo mese. Illustrando questo passaggio, il vega è stato inizialmente ridotto in modo deciso nel momento in cui la volatilità ha raggiunto il picco del 30% prima che il pacchetto FMI/CE fosse annunciato, conseguentemente lo stesso è stato aumentato nel momento in cui la volatilità ha avuto una flessione prima di raggiungere nuovamente un picco. Fino alla fine del mese, il vega del fondo si è gradualmente spostato sul secondo picco nella volatilità.

Ottimo il comportamento del fondo durante la crisi, meno brillante invece il comportamente durante la ripresa. Quali sono i fattori che hanno determinato un andamento così differente?

La tesi del fondo è che la volatilità stia ritornando al suo valore medio di circa il 25%. Pertanto quando la volatilità è relativamente bassa e stabile (per esempio 20-23% da gennaio ad aprile 2010) il fondo non dovrebbe guadagnare molto poiché sta mantenendo posizioni long sulla volatilità (il fondo è andato sotto del -0,47% in questo periodo). Tuttavia, quando la volatilità raggiunge il picco (per esempio durante il mese di maggio) la nostra posizione long sulla volatilità ottiene risultati positivi in base livello dell’indicatore Vega di portafoglio. Allo stesso modo, il fondo guadagna quando la volatilità diminuisce e ci sono posizioni short sulla volatilità (per esempio da ottobre 2008 a luglio 2009 quando il fondo ha ottenuto più del 30%).
È importante ricordare che il fondo può ottenere importanti risultati dalla variabilità della volatilità, che è la chiave che guida le performance in regimi moderatamente volatili grazie alla gestione attiva di Vega.
Infine, anche l’allocazione geografica del Vega tra gli Stati Uniti, l’Europa e l’Asia (per esempio investendo rispettivamente in opzioni dell’S&P 500, del Eurostoxx 50 e del Nikkei 225) è gestita attivamente e ha contribuito a generare alfa nel tempo.

Quindi il fondo tende a perdere in una situazione di volatilità bassa e stabile, mentre ottiene profitti nelle seguenti condizioni:
- aumento della volatilità se il fondo ha posizioni long
- caduta della volatilità se il fondo ha posizioni short
- quando la volatilità è volatile
- quando un’allocazione geografica attiva è in grado di generare alfa

 

Cosa si aspetta dai mercati nell'immediato? Qual è invece la sua view di medio/lungo periodo?

Nel breve periodo ci aspettiamo che la variabilità della volatilità rimanga il fattore chiave delle performance visto che ci attendiamo che la volatilità manterrà livelli moderatamente elevati. Una posizione short potrebbe essere quella oltre il 35% o meno, in base alle condizioni di mercato e alle considerazioni del team di investimento.

Sul medio/lungo termine riteniamo che sia plausibile incorrere in uno di questi due scenari:
la volatilità annuale implicita si aggira sul 20-25% con possibili picchi del 28-30%. In questo scenario l’Amundi Funds Volatility World Equities dovrebbe raggiungere il suo obiettivo di performance del 7% annualizzato.
la volatilità annuale implicita si aggira sul 20-25% con possibili picchi del 35%. In questo scenario l’Amundi Funds Volatility World Equities dovrebbe raggiungere o andare oltre il suo obiettivo di performance.

In ogni caso sarà poco probabile che torneremo in un regime di bassa volatilità a causa di una clima di continua incertezza sulla ripresa economica, problemi legati al debito pubblico, la disoccupazione, etc.
Riteniamo quindi che siamo ben posizionati per trovare delle opportunità in un clima di volatilità contenuta.